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volo af 1523

 

 

 

 

 

Già dal primo sguardo forse mi sarebbe stato possibile iimmaginare ciò che l’ldividuo, posto di fronte a me nella sala d’aspetto dell’areoporto, e che ora se ne stava comodamente seduto al mio fianco, sul volo che da parigi mi riconduceva verso ginevra, avrebbe voluto poter realizzare.

 

Assorta nei mie pensieri, rammentando ancora di come prima della partenza il mio compagno si fosse morbosamente eccitato, ascoltando dal telefono l’inizio di un racconto il cui epilogo gli avrei rivelato solo all’arrivo, non mi avvidi subito di ciò che il mio vicino di posto stava facendo.

 

Solo in volo dopo il decollo realizzai che, complice l’ora tarda e protetto da un giornale posato sulle ginocchia, la movimentazione sotto di esso, dava il ritmo ad un inequivocabile esercizio manuale.

 

Neppure la ridotta luminosità gli impediva di rivolgere lo sguardo per l’intera lunghezza delle mie gambe, risalendo dalle caviglie sino all’orlo della gonna dalla quale traspariva  quella porzione, inguainata nel nylon, che evidentemente ne aveva stimolata l’attività motoria.

 

Certo non ero nuova al fatto di come in talune occasioni gli uomini mi avessero esplicitato il loro interesse nei modi più svariati, tuttavia era quella la prima volta che ciò mi accadeva in una  dimensione così ristretta come quella di un aereo.

 

Cercando di trovare una soluzione che fosse consona al problema, senza evidenziare troppo di essermi accorta di quanto stava avvenendo, mi liberai dello scialle che mi avvolgeva abbondantemente le spalle, coprendomi con esso dalla lubrica visione mio malgrado elargita.

 

Solo in seguito compresi di aver commesso con ciò un errore ancor più madornale, oltre a non aver  impedito il prosieguo dell’auto stimolazione del passeggero al mio fianco, gli avevo involontariamente offerto anche l’opportinità di approfittare molto meglio di quella  esile schermatura.

 

Infatti ne avvertii quasi simultaneamente la tozza mano intrufolarsi furtiva sotto a quello che avevo ritenuto un baluardo protettivo e che invece era stato interpretato come un invito palese a raccogliere il frutto delle sue bieche manovre.

 

Non gli ci volle molto per raggiungere la meta che si era prefissa, accarezzandomi le cosce ed incunenadosi forzosamente tra esse, rivelando una temeraria volontà capace di paralizzare ogni mia reazione, arrivando facilmente all’attaccatura del reggicalze ed al bordo dello slip che scostò senza remora alcuna saggiando anfratti ormai del tutto vulnerabili.

 

Quelle dita grassocce si appropiarono del curato velluto, accarezzandone la forma vellutata, conquistando la vetta dell’abito monte di venere, per ridiscendere lungo il canale che ormai madido di passione non poteva impedirgli di proseguire nell’abuso.

 

Ora le dita si muovevano con insospettata abilità sulla clitoride obbligandomi a trattenere gementi rivelazioni del mio stato emotivo, mentre mordendomi le labbra, lasciavo che si compisse l’intero misfatto che vedeva nella mia resa totale concedere allo sconosciuto individuo ciò che altrimenti avrei per certo negato.

 

Poi venne la pretesa ulteriore, sospingendomi la mano a brandire il pene che, sebbene al tatto avvertivo minuto, mi fece percuotere sino ad imbrattarmi repentino con la propria gelatinosa minzione, godendo compiaciuto al riscontro palese della mia compartecipe disponibilità.

 

Solo allora, proferendo finalmente parole di eloquente soddisfazione, divenne ulteriormente propositivo, invitandomi a seguirlo una volta giunti all’arrivo, pur edotto che ad attendermi avrei trovato il mio compagno.

 

Del tutto incurante di quanto dichiarato, con sagace insistenza e capacità persuasiva, mi convinse ad assecondarlo preavvisando di ciò chi, più che mai trepidante, avrebbe dovuto attendere oltre prima di poter conoscere la reale motivazione dell’improvviso cambiamento di programma.

 

Senza celare il mio stupore ad accoglierci trovai una persona che si rivelò per essere l’autista dell’uomo e da questi invitata a prendere posto sul lussuoso veicolo con il quale ci avviamo verso una destinazione a me del tutto ignota ben consapevole della follia che stavo compiendo.

 

Una volta a bordo del veicolo l’uomo non ebbe alcuna difficiltà nel perseguire lo scopo che  già sull’aereo aveva avuto modo di poter avviare, approfittando impunemente delle mie concessioni.

 

Così, forte di ciò, non trovò alcuna difficoltà nello sfilarmi del tutto le mutandine, senza minimamente preoccuparsi dell’imbarazzo che la presenza del conducente, che guidando imperterrito pareva non accorgersi di ciò che avveniva alle sue spalle, avrebbe potuto procurarmi.

 

Continuando nella propria azione, e prendendomi sulle propria ginocchia, dandomi l’impressione di essere ancor più minuta di fronte alla sua opulenta massa corporea, prese a spogliarmi degli abiti lasciandomi completamente nuda ib malia delle sue libidinose manovre, palpeggiandomi integralmente ormai mansueta preda di un potere al quale mi ero incredibilmente assuefatta con remissiva docilità.

 

Posseduta direttamente sul veicolo, stando in arcioni dell’uomo, e consapevole dello spettacolo che stavo offrendo a colui che dallo specchietto retrovisore pareva godere a propria volta della particolare rappresentazione, mi concessi al profanante amplesso lasciando che potesse violarmi in tal modo, infierendo ancor più sulla dignità di cui venivo privata in maniera così estrema.

 

Sentendomi come una vera puttana, giungemmo nel frattempo a destino, e subito ricomposta alla meglio lo seguii ubbidientemente come se quanto avvenuto non avesse ulteriormente influito sulle mie capacità cognitive, pur tuttavia sconcertata per aver accettato di espormi così inequivocabilmente da autentica troia.

 

All’autista venne allora attribuita la mansione fiduciaria di trovarmi una adeguata collocazione all’interno dell’antico casale nel quale ci trovavamo, ruolo che svolse non facendosi mancare l’opportunità per esprimere un lusinghiero commento su ciò di cui era appena stato testimone, esortandomi a seguirlo, e comunicandomi nel contempo ciò che ancora ci si attendeva da me.

 

Mi venne così assegnata una stanza nella quale trovai, assieme ad alcuni indumenti, anche altri accessori che fui esortata ad utilizzare per ripresentarmi di fronte al mio ospite, già così predisposta secondo le direttive impartitemi e pronta a doverlo lusingare come avrebbe ancora di sicuro preteso.

 

Ligia alle indicazioni ricevute mi aghindai con un corpetto in strisce di cuoio, che poneva ancor più in risalto la mia nudità, tenuta parzialmente occultata solo con una mantella, pronta a seguire la persona che sarebbe passata a riprendermi.

 

Presentandosi a me un altro individuo, la cui marcata nonosomia risultava evidente, mi fu molto difficile poter mascherare del tutto lo stupore emotivo generato alla vista della minimale statura di chi mi stava di fronte, che tuttavia non gli impedì di impormi l’aggiunta, al mio già particolarissimo abbigliamento, anche di un guinzaglio con il quale egli stesso poi, stringendolo saldamente, mi fece da guida sino a dove ero attesa.

 

Trattenuta in quel modo, non senza rimarcare lungo l’intero percorso della palese condizione di schiavitù nella quale mi trovavo, ne godeva perfidamente sferzandomi di tanto in tanto con uno scudiscio ribadendo come gli fosse dovuta completa ubbidienza.

 

Giunti in un’altra stanza mi fece sfilare la mantella affrancandomi per il guinzaglio alla testata di un letto sul quale, una volta obbligata a distendermi, mi imprigionò anche per i polsi e le caviglie, rendendomi vulnerabile ad ogni possibile abuso.

 

Osservando soddisfatto la propria opera, avvalendosi di un fallo di lattice iniziò a stimolarmi aprendosi un varco tra le cinghie del corpetto ed ottenendo l’effetto voluto di estorcere le incontenibili reazioni che andavo esprimento attraverso gemiti di eloquente passione.

 

Mai avrei immaginato che l’aver accettato di lasciarmi coinvolgere in quella inimmaginabile avventura avrebbe potuto espormi in una maniera così estrema.

 

Restava il fatto che al mio perfido persecutore era stata conferita la facoltà di abusare liberamente di me, cosa che compresi immediatamente osservandolo liberarsi degli indumenti ed esponendo la sua deforme figura proseguire, senza altro indugio, nell’impormi le sue libidinose attenzioni.

 

Costretta alla totale immobilità, e non potendo impedire il compimento di ciò che era nelle sue ormai più che palesi intenzioni, mi penetrò con eloquente compiacimento sfogando dentro al mio corpo tutta la propria integrale eccitazione.

 

Nonostante fossi stata relegata in quella succube condizione, nella quale sarebbe stato impossibile immaginarmi, pur se di fatto io stessa avevo accettato di condividerla, tuttavia non potevo neppure negare del tutto a me stessa che mi stavo intensamente eccitando.

 

Soddisfatto di essere riuscito a condurmi sino ad un incredibile orgasmo venni finalmente liberata ottenendo il permesso di ricompormi per essere, subito dopo, ricondotta ancora nella mia camera.

 

Segregata, a conferma dell’imposta condizione di schiavitù nella quale mi trovavo, rimasi nuovamente in febbrile attesa di poter conosce quale altro destino mi sarebbe stato ancora riservato.

 

Implorando di poter avvisare il mio compagno del prortrarsi di quella mia assenza molto più a lungo del previsto, ottenni l’assenso alla sola condizione di una mia ulteriore disponibilità ad una prova di cui solo in seguito mi avrebbero comunicato gli aspetti, ed alla quale avrei avuto l’obbligo di dover aderirre.

 

Anche questo contribuì a rendere quella permanenza in un luogo tanto inusuale molto coinvolgente, come mai avrei potuto supporre, già ben consapevole di poterne trasferire in seguito a tutto ciò l’intera eperienza condivisa in maniera così estrema al mio stesso compagno, certa che se ne sarebbe eccitato oltre ogni consuetudine.

 

gloria1951 05.07.2018 0 180
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gloria1951
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05.07.2018 (82 giorni fa)
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