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Scusa, m'insegni?

A volte capita, e non raramente, che dopo aver giocato in pubblico, al Nautilus e durante un play party (presente l'Ultimo Lunedì? Ecco quello ...) qualche persona, uomo o donna, dipende, mi si avvicini discretamente e mi chieda qualcosa come:

"complimenti, ti ho visto usare le corde, davvero interessante ..."

"mi piace come usi il flogger, affascinante ..."

"sai usare bene la frusta, ho ancora i brividi ..."

Quando succede questo, in genere, dopo un attimo di sospensione, arriva, ineludibile come la morte o, peggio, la dichiarazione dei redditi, la fatidica richiesta: "mi potresti insegnare?" o "mi faresti vedere qualcosa?" o "fai dei corsi?"

Non nego che le prime volte ero lusingato di cotanta attenzione, davvero. In fondo chi fa s/m è non poco narcisista e un complimento, accompagnato perfino dalla volontà di apprendere da me qualche arcano mistero della nostra comune ed esoterica religione del dolore, mi faceva sentire un vero sensee, una sorta di saggio e fondamentale maestro della scena, un riferimento, un faro nella notturna navigazione di anime disperse.

Ma questa sensazione è durata poco, giusto il tempo di un giro di sole (o di terra, se siamo eliocentrici) nel firmamento e la realtà nella sua crudezza è venuta a galla.

Quello del s/m che servirebbe insegnare, davvero, nessuno vuole davvero impararlo e, purtroppo, anche volendo, non può essere insegnato.

Ho smesso forse per questo di fare workshop e tuition private; ho smesso per questo, forse, di insegnare e ho chiuso il capitolo "sensee di noiartri".

Puoi insegnare la sicurezza, ma devi sempre tener conto che la sicurezza non è un insieme di regole pratiche, è un atteggiamento mentale.

Puoi insegnare come usare nel modo corretto uno strumento, ma l'unico strumento che davvero serve nel s/m, il cervello, non potrai mai insegnare ad usarlo correttamente.

Puoi far vedere come si stringe un nodo ma non puoi insegnare a stringere un'anima senza soffocarla, puoi insegnare a liberare un corpo vincolato senza che cada violentemente a terra ma non puoi insegnare come accompagnare alla porta chi deve uscire dalla tua vita.

Le cose veramente importanti del s/m non le ho imparate ad un workshop o perché qualcuno me le ha illustrate, le ho imparate sulla mia pelle e sulla pelle di chi si è relazionata con me.

Ai workshop, tra gli amici, ascoltando, guardando e chiedendo ho imparato le tecniche per far male, legare, dominare senza ammazzare il corpo.

Come fare le stesse cose nutrendo le anime l'ho imparato sbagliando e non sono sicuro, ad oggi, di saperlo davvero fare, di essere davvero in grado di farlo.

Il profondo, insondabile legame che si crea tra un carnefice e una submissive nel momento in cui l'afferri per i capelli e la costringi a strisciare ai tuoi piedi, o quando le lacrime e gli urli superano la soglia del sopportabile per entrare nel regno dell'insostenibile e lì li tieni per un tempo infinito non è spiegabile, non ha alcun fondamento logico e razionalizzabile.

Non puoi, semplicemente, non puoi insegnarlo perché tu stesso non riesci a capirlo.

Non insegni la pietà, l'empatia, la forza sublime del potere, la creazione intangibile del dominio che un colpo di frusta distilla in una lunga stria arrossata.

Non insegni e non puoi insegnare che in quella stria, nella goccia di sangue che ne stilli, sta lo specchio della tua anima, nera e lucente, morbosamente vitale, diabolicamente affamata.

Non puoi insegnare l'esaltata presunzione, la narcisistica volutà di un giro perfetto di frusta, dello schiocco che infrange l'aria, dell'urlo e della resa, le gambe che cedono al dolore, i polsi stirati nelle polsiere, le catene che si tendono, il volto che si alza al cielo plumbeo di un basso soffitto e gli occhi rossi di lacrime e gratitudine.

Non puoi spiegare, non puoi insegnare la cupa essenza dell'essere vivo attraverso il respiro di un'altra persona, il possesso carnale e spirituale di un essere umano che si affida a te per scendere fino al fondo, fino al fango che ristagna nella sua anima.

E nella tua.

"Mi spiace, davvero lo farei, ma non ho tempo".

In parte è vero, ormai ho più impegni che capelli in testa ma, forse, dovrei spiegare meglio.

Per insegnare qualcosa di veramente utile mi ci vorrebbe una vita, l'intera vita che io ho già speso per imparare, la vita che spenderò per continuare ad imparare.

Non ho, davvero, così tanto tempo.

Per tutto il resto ci sono i workshop dove tutto s'impara, davvero tutto, tranne quello che serve veramente: la conoscenza del bene e del male.

Quella solo Dio potrebbe insegnarla ma, anche Lui, ha delegato a noi e al nostro libero arbitrio tutto il percorso pedagogico.

Pensate un po' che casino deve essere insegnarlo agli esseri umani

;-)

 

 

Blue_Deep 20.03.2018 0 383
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Blue_Deep
一 縄 一流 Ichi nawa ichi ryu.
20.03.2018 (366 giorni fa)
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