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Pelle, incisioni, cuore

Era il tempo in cui “i vecchi“ mi definivano una giovane promettente, tornavo da un viaggio. Col senno di poi, vedendo chi “ce l'ha fatta“, so che la chiave per molti di noi sarebbe stata meno bravura e più arrivismo.

Mi fiondai, con la valigia, nello studio del tatuatore e lì mi istallati irremovibile finché non si arrese e mi mise in lista per il pomeriggio.

Ero felice. Ero leggera. Era la gioia. 

Non ragionai molto su disegno e colori, volevo solo ricordare una sensazione, dopo oltre 15 anni mi dà ancora emozioni. 

 

Il secondo porta in sé settimane insonni, il bisogno di farlo scaturito ancora una volta su treno. Giorni trascorsi a cercare di tirar fuori la perfezione dal dolore.

Parole scritte e riscritte, formulate in testa ogni momento, divorate con i pensieri, digerite spesso insieme alle lacrime.

La convinzione che “da queste profonde ferite usciranno farfalle libere“. Ore di discussioni con il giovane tatuatore sul “cosa deve dire?” e “come lo deve dire“. Ore distesa a pancia in giù nella prima, spero unica, estate che non vedo l'ora finisca presto.

 

Adesso sta lì: eterno.

Non si cancella.

Non sparisce.

Non cambia.

Non si muove.

Imperturbabile. 

Sta lì, starà lì ovunque andrò per tutti gli anni a venire. 

Ricorderà fragilità e forza, vetta e abisso, delicatezza profonda e estreme ferite.

Ripeterà che probabilmente non sono più chi sono stata e forse è giusto che sia così.

 

I periodi di transizione fanno sempre paura, guardarsi dentro in frantumi, mettersi in discussione... quante lacrime abbiamo dentro? Come si riproducono così rapidamente? Non finiscono mai?

 

“Perché il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane“ canticchiano i Baustelle rammentando a me stessa che esiste un verbo che disprezzo, che mi provoca orticaria e avversione, che trovo ripugnante: dimenticare. Scriversi addosso è uno dei modi per non farlo mai, per non permettere che alcune cose finiscano nell'oblio. Vale per ciò che è bello e per ciò che è brutto.

 

“C'è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce”. Play it, Leonard. Play as time goes by. Per sempre.

Xenia 12 giorni fa 0 52
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Xenia
"...le tue lacrime in fondo ai miei brividi..."
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