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Novembre

 

 

Tanto tempo fa, in un giorno di pioggia di quelli che ululano vendetta al cielo, camminavo lungo il bordo di un marciapiede scivoloso e grondante.

L'acqua sferzava l'asfalto e il cielo cupo di novembre chiudeva il passo ad ogni pensiero luminoso. Da qui non si esce, si gira nella gabbia oscura dei tetri umori stagnanti, mi dialogavo tra me e me, mentre un tuono lontano sottolineava l'avvento prematuro dell'imbrunire di un giorno senza sole.

A volte la vita prende questa piega di pioggia battente e pensieri che tetramente ristagnano nella mente, aprendo porte polverose e relitte su stanze di tapezzerie a fiorellini strappate, affannoso fuggire di ragni dalla lama accecante dell'intrusione.

Odore di muffa.

Una vulva aperta, gambe oscenamente divaricate, caviglie serrate in una morsa di cuoio e d'acciaio.

Respiri, lievi, attesa.

Odore d'incenso, stagnante come la muffa.

Polsi soffocati in strette, taglienti, polsiere, tette al vento, esposte, inermi.

Adoro la nudità della mia vittima sacrificale, la totale, sconcia, inevitabile nudità del martirio.

Oggi ho sete di sange e di dolore, di urli e di gemiti, di sottomissione senza scampo, di totale remissione, di resa, di devastazione dei sensi.

Quel giorno di novembre sarebbe finito molto male per me se non si fosse aperta, all'improvviso, la grande porta scorrevole di un bar e non ne fosse uscita, quasi di corsa, una deliziosa morettina, incappottata e pronta a filare tra una goccia e un'altra, verso la metropolitana, carina come figlia di Venere ma maledettamente maldestra.

Infilo i guanti chirurgici, sterili, comodi, viscidi, invasivi, evocativi, bastardi.

Il tuo respiro si ferma tra volute d'incenso e l'imbattibile odore di muffa.

Semplice attesa, niente di che.

Sul piccolo ripiano dell'Ikea alla mia destra un bisturi ancora sigillato, un piccolo e perfido apparecchietto elettrico a corrente continua e un grosso vibratore, un enorme fallo, davvero impressionante, nutriente e sostanzioso, lattice di depravazione con vene in rilievo disegnate dal debosciato pensiero del piacere.

M'era piombata letteralmente addosso, con tutto il suo scarso ma velocissimo peso. Eci uguale a un mezzo per emmevi al quadrato, formula dell'energia cinetica, la massa per velocità al quadrato. Significa che una piccola massa se lanciata molto velocemente scarica un'energia cinetica superiore ad una grande massa che soavemente rotola tranquilla come acqua cheta da via Torino verso piazza del Duomo; la mia massa, ad esempio, sotto la pioggia, pregna di pensieri cupi.

Lo scontro è ineludibile e finiamo quasi per terra, inchiodati ad un paletto della via messo lì più per non far salire le macchine sul marciapiede che per evitare cadute ai distratti pedoni.

Decido per l'elettricità, cara, dolce, vecchia corrente.

Tu non lo sai, hai gli occhi piantati al soffitto e puoi solo intuire i miei movimenti, teatralmente lenti, pesantemente crudeli.

Applico una clamp alle grandi labbra e una una sulle piccole. Urletto di dolorino, singulto, sospiro.

Sei eccitata, grondi, svacchi umori tra passera e guanti, contrai lo stomaco e mi ricordi che hai anche un piccolo, delizioso buchetto dove sperimentare leggi incognite di elasticità dei tessuti. Carne che deve essere aperta ed esplorata, violata e posseduta.

Ma andiamo con calma.

La tipa s'era scusata, s'era smollata da me e aveva cercato di sistemarsi il cappottino, sotto la pioggia battente. Mossa sballata, del tutto; la cartellina che teneva sotto braccio s'era aperta e disegnini vari erano svolazzati in giro.

Com'è piccolo il mondo, a volte.

Accendo il piccolo, stronzo, strumento e trasali, una scossa, un pizzico argentato di corrente ti percorre il ventre. Gridolino e sollevamento di anche, le mammelle danzano un istante e mi ricordano, per un istante, che sarebbe meglio pinzarti i capezzoli, così, giusto per distrarti un attimo da quello che verrà dopo.

Ma sono pigro, troppo pigro, ci penserò se sarà il caso, se il dolore cederà il passo all'endorfina e se, magari, mi capiterà di leggere tra i tuoi gemiti un qualcosa che rassomigli al piacere. Adoro stroncare velleità di piacere in chi mi deve dissetare di dolore.

Sui fogli caduti per terra tanti, innumerevoli tratti di donne legate, appese, bondate. Shibari, a volte compiutamente definito, a volte solo indicato da due righe e un corpo ritorto. La pioggia batteva sul suo piccolo tesoro di grafite e cellulosa, impietosa macchiava e cancellava ore di lavoro.

Mi sono piegata e l'ho aiutata, in silenzio, a raccogliere il suo piccolo, segreto tesoro.

Alzo il voltaggio e urli; scommetto che scintille di dolore stanno scoppiettando nel tuo cervello, ancora una scossa, due, tre e poi tolgo corrente. Il respiro affannoso si calma, il dolore segna una quieta ritirata trasmutando l'urlo in gemito e poi in ansito roco, da bestiola, ferita.

Aspetto qualche secondo e riattivo i contatti, t'inarchi e gemi, stringendo tra i denti il boccaglio di gomma.

Ti avevo detto che ti sarebbe servito, tesoro.

Sorrido.

<>

Lei mi ha fatto cenno di sì con la testa, lievemente imbarazzata e ha chiuso la cartellina schizzata di pioggia e di fango.

<<Grazie, mi scusi, grazie …>>

<>

Mi sentivo un santo, sotto la pioggia battente e nel vento che sferzava foglie secche tra piazza del Duomo e via Torino.

Inarchi la schiena ancora una volta e una scossa ti trapassa il ventre, ti arriva al cervello e ti torna alla gola in un urlo straziato.

Divertente, ancora; ripeto l'operazione come un bambino che torni a tirare la sua trottola per vedere se al prossimo lancio dura di più, gira più velocemente, va più lontano, torna più vicino. Il tuo urlo è davvero più cristallino e deciso, adesso, più, come dire … vero.

Ancora, con più corrente.

Mi ha guardato tra le gocce di pioggia, occhietti verdi sotto una frangetta nera.

<<Sì, studi di shibari … sono molto artistici>>

Ci potevo credere, e potevo anche credere che il tema le fosse del tutto indifferente, così come posso credere alla fatina dei dentini, a babbo Natale e ai folletti dello zenzero.

<<Vedo, per altro secondo me … >> la pioggia si fa più fastidiosa, adesso <<… si potrebbe parlarne davanti ad un caffè, se non ha fretta. Ho una discreta esperienza di kinbaku …>>

Il mondo è davvero piccolo, a volte.

Urli di nuovo e di nuovo aspetto giusto il tempo di un respiro per dare ancora corrente.

Mi piace ascoltare la melodia dei tuoi gemiti, adoro il dolore, adoro nutrirmene e risputarlo con disprezzo su chi me lo chiede, me lo sollecita e viene ad implorarlo.

Infilo due dita nella tua vagina, tre, quattro, ti prendo con la mano e ti apro così, ti dilato e t'inchiodo, tra i tuoi umori e i tuoi gemiti. Forte, sempre più forte, in fondo, sempre più in fondo, accompagnato dalle scosse elettiche che disegnano la sinfonia di urli e dal piacere che solfeggia un contrappunto di desiderio.

Odore di muffa, lungo la strada, si solleva e copre l'incenso della pioggia battente.

<>

E' arrossita e so che il caffè con lei non potrò mai berlo, che non ci saranno altri incontri e che i suoi fogli, i suoi disegni, i suoi occhi si perderanno nel nulla, mai più visti, mai più cercati.

Sopporti ancora qualche minuto di dolore e di piacere, urli, ti divincoli e supplichi.

Ma il gioco è questo: nessuna pietà, mai.

Cedi, tra scintille di dolore e profonde, maledette, intime carezza vieni, in un orgasmo senza fine, urlando e piangendo, spruzzando liquido di cristallina umiliazione, limpida degradazione.

Il fiato rotto dai singhiozzi e dal boccaglio si ricompone sotto la mia mano che poggia sul tuo collo; i guanti chirurgici bagnati dei tuoi umori grondano un altro mistero gaudioso.

Mentre si allontanava mi sono voltato verso il bar da cui è uscita.

Piccolo il mondo, averti incontrata lì è davvero un caso del tutto fortuito ed è un caso ancora più fortunato, per te, che io avessi guardato bene i disegni, il viso della modella, i suoi occhi chiari, i suoi corti capelli, il suo nasino delizioso e i dispersi segni della sua follia, qui e lì tratteggiati da minuscole rughe intorno alle labbra.

Piccolo il mondo, davvero.

E' ora del bisturi adesso, vuoi ancora giocare con me, piccina?

Blue_Deep 08.03.2018 2 277
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  •  Blue_Deep: 
     
    Sono cose che capitano alle migliori :-) .
     
     21.03.2018 
    0 punti
     
  •  Athena: 
     
    Mi sa che devo smettere di leggere i tuoi scritti mentre sono a lavoro!!!
    Fai venir voglia di ricominciare a giocare!!! :) :D
     
     21.03.2018 
    1 punto
     
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Blue_Deep
一 縄 一流 Ichi nawa ichi ryu.
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