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Con i suoi occhi

Ormai conto solo gli anni a venire, si fa più alla svelta perché sono sicuramente meno di quelli trascorsi.

Non c'è tristezza in questo, solo la lucida consapevolezza di una storia che ormai ha disegnato i suoi solchi sulla mia fronte e intorno agli occhi, ai lati della bocca, nell'anima. Sono solchi che, come per i gladiatori e le loro cicatrici, mi rendono orgoglioso.

Ho fatto, lo so, cose vergognose ma ho fatto pure alcune cose che mi sono sembrate giuste, di quelle che - tanto - postarle in giro non serve a niente, sarebbero cose da like di un secondo e poi sparirebbero dalla memoria di chiunque, forse dalla mia stessa memoria, inghiottite dalla banalità usuale della mediocrità.

Meglio tenermele per me.

Solo vorrei sapere cosa lei ci ha visto, in quelle cose, con i suoi occhi. Questo sì, questo mi piacerebbe saperlo.

Con i suoi occhi, sì, ma anche con il suo corpo, con le sue emozioni, con i suoi desideri.

Perché a me continua a sfuggire e credo sfuggirà in eterno il mistero insondabile del masochismo.

Non sono l'unico, è vero, anche Freud ci ha lasciato il cervello per cercare di capirlo, Deleuze ci ha dedicato un saggio che doveva essere intriso di sistemica verità e, invece, ha lasciato più dubbi che certezze.

Non sono l'unico ma degli altri fotte una cippa. Fa difetto a me non capirlo e che altri non lo capiscano non mi rende più felice, anzi, mi porta alla deludente conclusione che mai potrò, io, capirlo.

Una sberla parte e lo schiocco sonoro sul suo viso, secco come un ramo spezzato nel cuore del silenzio notturno, risveglia nel mio ventre il desiderio di partire subito con un altro ceffone, ancora più secco, ancora più sonoro, più bruciante, doloroso, umiliante.

Nei suoi occhi le lacrime si accumulano, lentamente, straripano, soavi scorrono lungo il viso. Nei suoi occhi le pupille dilatate palpitano fagocitando nel nero oscuro buio del nulla il castano dell'iride.

E' questo lo spettacolo che adoro richiamare al ricordo. L'istante in cui liquido dolore scorre dalle palpebre agli zigomi, alle labbra. Prima che un altro schiaffo interrompa il flusso, sparga nell'aria le lacrime, le crei, ancora una volta, nell'identico modo. Più copiose, più sincere, più penose, schiaffo dopo schiaffo.

I capelli stretti nel pugno, raccolti sulla nuca, tirati, usati.

Gli stessi capelli che lei ha lavato, coccolato, mascherizzato, balsamizzato e idolatrato per tutto il pomeriggio.

Usati.

Non ammirati, non carezzati, non complimentati o annusati.

Usati.

Vorrei essere nei suoi occhi per capire perché, da quando, da cosa, dove.

Usati.

Usata.

Non come "femminadonnacompagnafidanzatamante". Usata come oggetto.

Usata.

Non per "scoparefareamoressereposseduta".

Usata per il mio divertimento, sadico e impellente, egoista, famelico, desessualizzato e, quindi, morbosamente sessuale.

Essere usata presuppone la resa a se stessa, ma vorrei essere nei suoi occhi per capire cosa vede, cosa guarda, quando la suola del mio stivale si posa sul suo seno, calpesta le sue natiche, impetosa costringe il suo volto angelico al pavimento, sporco, la sua lingua sulla tomaia lucida dei miei stivali; quando l'ordine è perentorio e crudele, quando arrivata allo stremo di quello che per lei stessa è difficile sopportare, varco il cancello della decenza e pretendo che continui a divertirmi, a darmi di sé spettacolo indecente.

Schiaffeggiata, umiliata, derisa, nuda e denudata fino alle ossa dell'anima, vorrei sapere, cazzo se vorrei sapere, che cosa vedono i suoi occhi.

Frustata, usata, coperta di sputi, calpesata e chiusa in corde robuste che soffocano e stringono, trascinata in un angolo buio e lì lasciata.

Vorrei sapere cosa vedono i suoi occhi, dolci d'amarezza, rossi di pianto, gonfi di dolore.

Vorrei saperlo, sì.

Ma, soprattutto, vorrei sapere, vorrei con i suoi occhi vedere me quando, alla fine di tutto, concluso il rito del sacrificio, mi guarda e sfiora con rispetto e dolcezza le mie labbra.

Con i suoi occhi vorrei tanto vedere chi è la persona alla quale dice una sola parola, una sola, unica e non richiesta parola.

Perché, davvero, a quella sola, unica e non richiesta parola non so, in cuor mio, dare nessuna dimora in me stesso.

Mi servirebbe vedere con i suoi occhi per capire perché mi ringrazia.

[Credit foto di apertura: photo & ropes (C) Blue Deep - Model: MR

All rights are reserved to photographer, please ask me before repost]

Blue_Deep 28.03.2018 0 208
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Blue_Deep
一 縄 一流 Ichi nawa ichi ryu.
28.03.2018 (357 giorni fa)
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